Dall’albero alla fabbrica: tutto quello che devi sapere sul viaggio del tuo cioccolatino preferito

Da sempre il cioccolato è uno dei grandi comfort food. Presente nelle nostre case in ogni stagione, accompagna momenti di pausa e piccole gratificazioni quotidiane. Dietro a un semplice quadratino di cioccolato, però, si nasconde una filiera lunga e complessa che parte da molto lontano.

Ogni anno sulle banchine dei porti italiani sbarcano circa 110 mila tonnellate di fave di cacao destinate all’industria dolciaria nazionale. Un traffico costante che collega l’Italia alle principali aree di produzione mondiali.

Origine e raccolta delle fave di cacao

La quasi totalità delle fave importate proviene dall’Africa occidentale, in particolare da Ghana e Costa d’Avorio, con una quota minore da Nigeria ed Ecuador. Le coltivazioni si trovano nelle fazendas di proprietà delle industrie dolciarie, dei trader internazionali o nei consorzi locali che raccolgono il lavoro dei produttori autoctoni.

I frutti del cacao, simili a grandi cabosse allungate, vengono raccolti manualmente e aperti direttamente nei luoghi di produzione. I semi contenuti al loro interno, le fave, vengono lasciati essiccare per alcuni giorni prima di essere insaccati in sacchi di iuta da circa 60 chilogrammi, pronti per il trasporto via mare.

Il trasporto: una tradizione che resiste nel tempo

Da oltre venticinque anni, le modalità di trasporto delle fave di cacao non hanno subito cambiamenti sostanziali. La iuta resta il materiale privilegiato per il confezionamento perché consente una traspirazione naturale, fondamentale per proteggere il prodotto dall’umidità, uno dei principali nemici del cacao.

Le fave, avendo una consistenza lignea, sono particolarmente sensibili alla formazione di muffe e marciumi. Per questo motivo, i container utilizzati per il trasporto vengono allestiti con fardaggi in cartone, posizionati soprattutto lungo le pareti e le porte, dove si concentra la maggior parte della condensa dovuta alle escursioni termiche tra le zone di carico e quelle di sbarco.

Nel tempo sono state proposte diverse soluzioni alternative dalle compagnie di navigazione per ridurre i rischi legati all’umidità, ma il settore continua a privilegiare un approccio tradizionale, sostenuto sia dalle lobby della iuta sia dagli operatori del cacao.

    Arrivo in Italia e controlli di qualità

    L’importazione delle fave viene gestita principalmente dai trader, che forniscono lotti di prodotto alle industrie dolciarie. I circa 4.500 container destinati al mercato italiano sbarcano prevalentemente tra dicembre e maggio, ciascuno con un carico medio di circa 25 tonnellate.

    Trattandosi di merce non pallettizzata, lo scarico avviene manualmente e i container sono sottoposti a processi di fumigazione per contrastare il rischio di infestazioni. L’introduzione di una sola partita contaminata in magazzini di grandi dimensioni potrebbe infatti causare danni ingenti, motivo per cui i controlli qualitativi sono particolarmente rigorosi.

    Dallo sbarco alla fabbrica

    Dai porti italiani, con Genova in testa seguita da La Spezia e Vado Ligure, le fave di cacao proseguono il loro viaggio su gomma verso magazzini intermedi. Qui il carico viene aperto e sottoposto a una fase di pulizia attraverso macchinari simili a tramogge, che eliminano impurità come pietre, foglie, spago o elementi metallici.

    Successivamente, in base alle esigenze dei singoli destinatari, le fave possono essere:

    • trasferite in big bag da una tonnellata,
    • pallettizzate,
    • oppure trasportate direttamente in cisterne fino agli stabilimenti produttivi.

    Da qui inizia la trasformazione che porterà alla realizzazione del prodotto finito: il cioccolato che arriva sulle nostre tavole.